Janare: quando le Dee diventano streghe.
La vera storia di Benevento Dal Tempio di Iside al Noce delle Streghe: come il potere religioso trasforma una fede in superstizione.
A Benevento non abbiamo mai avuto solo streghe. Abbiamo avuto Dee.
Per quasi quattro secoli, nel cuore della città romana, sorgeva uno dei più grandi Templi di Iside fuori dall'Egitto. Lo fece costruire l'imperatore Domiziano nell'88 d.C. Era immenso, con obelischi di granito rosso, sfingi, statue di sacerdoti e della Dea.
Oggi quei reperti, ritrovati nel 1903, sono la collezione egizia più importante d'Italia dopo quella di Roma e sono custoditi al Museo del Sannio.
Iside era una Dea donna, potente. Madre, maga, guaritrice. Le sue sacerdotesse conoscevano le erbe, accompagnavano la nascita e la morte, celebravano riti notturni al suono del sistro. Erano rispettate, intoccabili.
Poi il potere è cambiato.
Quando il Cristianesimo è diventato religione di Stato, il Tempio è stato chiuso, smantellato, le sue pietre usate per costruire altro. Il culto di Iside, così come quello di Diana e delle Madri Sannite, è stato proibito.
Ma un popolo assoggettato non dimentica la sua Dea. La nasconde.
Le sacerdotesse non hanno più avuto un tempio, così si sono riunite sotto un albero. Il Noce. Non più con abiti sacri, ma di notte, con le stesse erbe di sempre.
È qui che il nuovo potere religioso ha fatto la cosa più antica del mondo: per controllare, ha dovuto screditare.
Non poteva dire: "Sono sacerdotesse di un'altra fede". Doveva dire: "Sono streghe".
Non poteva dire: "Fanno riti antichi". Doveva dire: "Fanno il sabba".
Non poteva dire: "Conoscono la medicina". Doveva dire: "Fanno fatture".
Nascono così le Janare di Benevento. Non come figure del male, ma come visione distorta e demonizzata di un potere femminile sacro che non si riusciva a cancellare.
Questa dinamica non è solo beneventana. È la storia di tutte le culture assoggettate: la religione del vincitore trasforma la religione del vinto in superstizione, in folklore, in paura. Le tradizioni di cura, di terra, di donne, che non rientravano nel controllo del nuovo potere maschile e centralizzato, sono diventate "stregoneria".
Per questo, oggi, parlare di Janare non è parlare di Halloween. È parlare di memoria culturale. È restituire dignità a quelle donne che custodivano saperi e che la storia scritta dai vincitori ha voluto farci ricordare come mostri.
Io, da beneventana, le Janare non le temo. Le rispetto. Perché in loro c'è la resistenza di un popolo e la forza di una affidamento ai saperi tramandati che non sono mai morti davvero. Angela - Benevento
2026 Cogito Ergo Sum di Angela De Blasio
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