Ponte Leproso: dove Benevento ha iniziato a difendersi
Ponte Leproso, il ponte che non è mai caduto
Prima di parlare di torri e di Papi, dobbiamo parlare di un ponte.
Il Ponte Leproso è romano. 2020 anni, ancora in piedi. oltrepassa il Sabato a sud, in via Santa Clementina e attraversato il fiume scende dolcemente la sella d'asino in piazza San Cosma e Damiano, dove sorge l'antica chiesa dedicata ai due santi.
Costruito nel III sec. a.C. dal censore Appio Claudio Cieco per l'apertura della Via Appia, forse riutilizzando un precedente ponte sannita.
la struttura persenta 4 arcate grandi + 2 piccole. Quando il Sabato è in piena, l'acqua passa dalle piccole e il ponte non crolla. I romani lo sapevano fare.
Detto Ponte delle Leproso
Restaurato nel 202 d.C. dagli imperatori Settimio Severo e dal figlio Caracalla — lo stesso delle grandi Terme di Roma — che ne detenne i diritti di pedaggio.
Il nome vero del ponte era: Ponte Marmoreo = nome romano originale
Ponte Leporoso / delle Lepri = nome medievale da caccia. Intorno c'erano boschi pieni di lepri. I contadini dicevano "andiamo al ponte delle lepri". Col tempo lepri è diventato leproso ovvero, laddove ci sono tante lepri.
Un errore di pronuncia durato 1000 anni.
Ponte Leproso = nome definitivo da XIII secolo per il lebbrosario che fiancheggiava il fiume.
l ponte era l'unica porta d'ingresso a Benevento da sud. Chi controllava il ponte, controllava tutto: merci, eserciti, pellegrini.
Quando Benevento diventa papale nel 1077 Stefano Dacomario, di nobile famiglia beneventana, fu nominato come primo rettore pontificio della città, insieme a Stefano Sculdascio detto Stefanone, sotto Papa Gregorio VII.
Governavano in nome del Papa. Gli viene affidato il ponte marmoreo de Leprosis (oggi Ponte Leproso / San Cosimo) e la Torre Catena per riscuotere il dazio della Via Appia da Landolfo VI era l'ultimo principe longobardo, che messo alle strette tra Normanni e Papa, per tenersi buoni i nobili locali svendeva concessioni, molini, ponti e torri.
La cronaca di Santa Sofia dice chiaro: diede a Dacomario carta bianca — terra, acqua, torre Catena da sfasciare, mulini da costruire — pur di avere il suo appoggio.
L'atto di Landolfo VI — marzo 1077:
A pochi mesi dalla fine del Principato longobardo, l'ultimo principe Landolfo VI concesse a Dacomario (Petri Clerici) il diritto di:"erigere delle fabbriche sopra e sotto il ponte marmoreo detto de Leprosis sul fiume Sabato, noto ora col nome di S. Cosimo [...] affinchè avesse potuto conservare con questi edificii i nostri molini. E gli concedette ampia facoltà di cavare la terra nella pubblica strada da servire a condurre le acque per detti molini, dandogli pure l'arbitrio di diroccare la torre denominata Catena per aprire sotto la medesima il varco ai passanti"
E Dacomario, furbo, non si fece pregare due volte: si prese il Ponte Leproso, ci mise il pedaggio per tutti quelli che venivano da Napoli per l'Appia, si prese la Torre della Catena come dogana, e con l'acqua ci fece i mulini suoi.
In pratica dal 1077 in poi, chi voleva entrare a Benevento da Santa Clementina doveva pagare a lui. Il primo concessionario privato della storia di Benevento.
Non gli bastò aver sfregiato la torre aprendo un varco che col tempo ha fatto crollare gran parte della torre, e non gli bastò neanche il ponte il ponte, gli serviva una catena per aprire e chiudere il varco, bloccando il flusso dell'acqua.
E così, a 50 metri dal Ponte Leproso, modificò la torre di guardia e la sostituì con le modifiche di smembramento nella Torre della Catena per bloccare il fiume e far pagare il dazio.
Il Ponte Leproso è la porta. La Torre della Catena è la serratura.
Oggi ci passi in 30 secondi in macchina e non ci fai caso.
Ma per 2000 anni, chi voleva entrare a Benevento doveva chiedere il permesso proprio qui.
Curiosità:
ILPonte delle Leproso restaurato nel 202 d.C. dagli imperatori Settimio Severo e dal figlio Caracalla — lo stesso delle grandi Terme di Roma — che ne detenne i diritti di pedaggio
e a pochi passi, in via San Cristiano, le terme romane del rione Triggio, tradizionalmente identificate con le Terme Commodiane fatte erigere dall'imperatore Commodo, figlio di Marco Aurelio.
Due figli di imperatori, due cantieri sull'Appia beneventana, ricordati per la loro fiscalità da mugnai, pastori e contadini.