Il lamento di Demetra sulla Terra dei Fuochi
Dall'Olimpo son tornata in costiera,
a render testamento son venuta,
per questa terra di cui andavo fiera
ché troppo tempo son restata muta.
Suolo beato, ora offeso e calpestato!
Rocce di calce e colorati agrumi,
il passeggio degli Dei eri nomato
ché al cielo ne arrivavano i profumi.
Ora il fetore d'immondizia sale,
copre ogni zolla il rifiuto umano,
lo peggio sterco dell'uomo animale!
Dal mio seno prendeste il cereale,
e vi introdussi all'arte dell'arare,
a semidio elevai l'Homo bestiale
perché del lavoro suo potea campare.
Fuochi e marciume nelle insane are,
muore la natura, il mare ed ogni animale,
muore l'uomo prono al volere dei potenti:
l'Olimpo ve ne scampi, vi svegli l'intelletto!
È pieno di monnezza fino al petto,
per come lo mondo avete scombinato,
propongo la condanna a farvi vivere in eterno,
morendo ogni giorno da infami fraudolenti.
© Angela De Blasio — cogitoergosum.art
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